Ultima modifica: 23 Novembre 2019

DEBATE: PRO O CONTRO?

Esperienza di alcune docenti che hanno preso parte al corso di dibattito… suggerimenti, idee e strategie per la didattica e il superamento della timidezza dei nostri alunni.

Lo scorso mese si è concluso il corso di formazione riguardante l’arte del dibattito tenuto dalla Prof.ssa Cristina Tomasini presso l’istituto Capirola nelle due sedi di Leno e Ghedi.

Alcuni docenti della scuola media vi hanno partecipato, rinnovando così la collaborazione e la conoscenza con l’organico della secondaria di secondo grado. Dibattere – verbo che spesso noi associamo al semplice replicare a tono – non ha solo il significato di rispondere, ma si apre all’argomentare, assume l’idea del saper motivare e portare a supporto della propria tesi un buon numero di prove. Certamente fare debate implica un rigoroso lavoro di ricerca, affina nei nostri studenti la competenza sociale e civica, la capacità di navigare tra notizie più o meno affidabili, migliora l’esposizione, ma, soprattutto, insegna che in un confronto, non vince chi urla di più, ma chi ragiona, collega, chi sa ricostruire la catena dei perché che stanno all’origine degli eventi.
Le docenti che hanno preso parte a queste lezioni si portano a casa suggerimenti, idee perfettamente applicabili nella didattica quotidiana: strategie per favorire il superamento della timidezza che, così spesso, ostacola l’esposizione dei nostri alunni; esercizi di immediato impiego che scardinano l’impalcatura così rigida con cui spesso i nostri studenti imbrigliano le discipline al fine di favorire, invece, un approccio più trasversale; esposizioni a tempo cronometrato.
Eppure il dibattito non si improvvisa: si tratta di una discussione regolamentata con tempi, ritmi, ruoli, giudici, alla cui base sta una grande preparazione associata ad uno spirito flessibile e a una capacità di recuperare le proprie conoscenze e trovare in esse le risorse necessarie per sostenere o confutare una posizione. E’ una sfida. Con se stessi, prima di tutto. E’ un modo di affrontare gli argomenti – e, perché no?, anche le grandi domande che i nostri giovani si pongono – da ogni punto di vista, senza schierarsi prima di conoscere. I debaters che partecipano a tornei anche internazionali, infatti, si preparano per mesi su un certo problema (una motion, più precisamente) e solo all’ultimo conoscono quale posizione dovranno tenere, pro o contro. Ogni squadra è composta da tre debaters, ognuno con un compito ben definito e una struttura da seguire nel corso della sua esposizione, la cosiddetta struttura AREL: portare argomentazioni forti – ragionare in modo logico – proporre l’evidence, cioè esempi o prove – effettuare il link, cioè il collegamento alla motion iniziale. Mantenere la rotta in una discussione non è cosa semplice, ecco il perché la struttura è così apparentemente rigida: dare argini agli argomenti offre la possibilità di essere più pertinenti, affrontarne in modo approfondito tutte le sfumature con un linguaggio chiaro, diretto, preciso che semplifichi il confronto. Perché la comunicazione in sostanza è questo: uno scambio che presuppone apertura e rispetto. Allora mi sono chiesta: quante volte le nostre discussioni prendono strade per nulla ovvie, del tutto illogiche, irregolari, addirittura assolutamente poco attinenti e sfociano in monologhi senza senso?

Ecco, forse un buon corso di dibattito, servirebbe a tutti.
Deborah Brunelli